Nel mese di dicembre del 2005 sono stato invitato ad animare una suggestiva iniziativa, presso la sezione di Bruxelles della Associazione Lucchesi nel Mondo. Una rievocazione della antica usanza di riunirsi a veglia organizzata e condotta dal presidente, l'amico Sergio Scocci, che qualche tempo prima mi mi aveva detto:
Vieni a veglia io lai...! .......e io ci son ito...

qui sotto vi racconto come m'è ita............

Lettura sconsigliata a chi soffre di incontinenza urinaria......

Vieni a veglia... io lai!

parte prima: Ir volo

 

Incontrai un amico che mi disse:

- Vieni a veglia?

e io: - Certo che ci viengo, mi garba un casin. ma induve?

- A Brusselles ! - rispose -

- Io lai..! Ma 'unè mia la porta accanto..!

- E che voi che sia..! rispose lù, - oggigiorno coll'aroplan si va da tutte le parte.!

- Coll'ariopran? ... Miseria cane, io da Tassignan 'un ci parto !

- Ma che Tassignan, è da Pisa che devi partì !

- Seeeee. l'oro là 'un san fa neanco una tore diritta, e segondo te san fa a fa volà l' arioprani?

- Dai, dai, vin via che è ganzo! -

Insomma, m'ha convinto e allora andetti all'aeroporto cor mi figliolo. Prima mi fecino passà drento un'affare che sonava se avevi der metallo addosso, difatti un omo davanti a me aveva de' sordi in sacca e 'ni fecino rovescià le sacche. Io bofonchiai:

- Hai voglia di rovesciàmmi. di sordi 'un ne trovi neanco l'ombra! -

Ir mi figliolo m'arivò una gomitata nelle lonze che mi lasciò senza fiato, po' bofonchiò:

- Ma ti voi fà conosce da tutte le parte.!

Stetti sitto, po' si montò sull'aereo. Drento sembra un'atubusse. Ci sian missi a sedè proprio vicin all'ale. Quando è stato pien di gente, han chiuso li sportelli, po' una bella bamborotta tutta in ghingheri, arsò una cornetta di telefano e si misse a parlà a tutti in ingrese. Io 'un ci apivo un accidempoli nulla. Ansi, a dì la verità ero anco un popo' incazzaticcio, perché si parte da Pisa, che in teoria è teritorio italian. o guasi.... e si va in Belgio, che ci parlino francese. e in sull'ariopran, parlin solo inglese.

- Lo sapevo che a spende pogo si gode pogo.! Dissi a mezza voce - Io insaccarato, possibile che si paghi un biglietto per Brusselles e ritorno, meno di un autobusse Lucca-Pescia? Da varche parte ci dev'esse la chiapparella!.... Sta a vedè che tra un popò tirin fora un par di pedali per uno e ci fan pedalà per fa girà l'eliche! -

Ir mi ometto mi rifilò 'un'artra gomitata in delle costole.

- Già l'eliche..! dissi - Io ben ! O in dù l'han misse che 'un l'ho viste ?

e ir mi figliolo

- O paaaa..! Ma sei proprio un contadin..! Vesti enno get.! 'Un ce l'han leliche!

- Io lai . che voresti dì... che si parte come misssili.?!

- Guasi - rispose divertito ir mi 'omo. Eccoti che arivò un giovanotto pallido, pallido come la fame, vestito di scuro come un becchino, si misse vicin alla signorina ar telefano e s'infilò una stola gialla al collo e pò smanaccava a destra e a sinistra, a sue e aggiue, mentre vell'artra continuava a snocciolà tanìe in ingrese.

- Oddio, mi son ditto, l'ullì è un prete e ora ci dice messa per i morti! Io lai ! -

mi toccai i santissimi prestamente, ma ir mi figliolo, che è un che ha studio, disse che era uno Stuarte, e che quell'affare giallo al collo un' era una stola, ma solo un sarvagente e che stavino spiegando come s'usava.

- Un sarvagenteeeee! E che te ne fai su un'ariopran?

- Semmai cascassimo in mare..! - rispose ir mi bamboro

- In mare? - Ma allora abbian isbaglio ariopran io boffice, io vo andà a Brusselles mia a Cicago.! Scendiamo prestamente!

- Sta bon, sta bon, siamo in sull'aereo giusto.!

- Giusto 'na nena, son ignorante, ma tra Pisa... insomma l'Italia e il Belgio, dalle Pissorne in là èn tutti monti, e se questo coso vi cascasse.... si deve avè scarogna da andà a rifinì in un bozzo?

Insomma, po' mi spiegò che prima si faceva un pesso di mare davanti a Viareggio fin a Genova. Ma bada tu, io pensavo che l'arioprani un fussen come le machine che per andà in Piassa Grande devi fa la circonvallassion, e invece anco loro per andà a destra prima van a sinistra. Ner quer mentre, sento che i motori si mettino a girà forte. (a dì tutta la verità a me cominciavino a girà un po' di più) facevino un casin der diaule, ma 'un ci si moveva. Io allora urlai

- O coso, ma se un levi ir fren a man 'un si parte.! -

Ir mi figliolo, che ha studio più che di me, (meno male che lo mando a scuola) mi dette un'artra gomitata nelle lonze e po mi spiegò, che scaldava i motori solamente.

- Io impelagato, con quer che gosta la benzina, 'un bastva accendici un foetto sotto? Dù fascine ni portavo anch'io! -

Po' ci sian incominci a move

- Vai si parte! - dissi tra denti. Doppo quarche menuto che s'andava pianin piani, urlai:
- Io sur ciuo ma se si deve andà così pian pigliavo ir treno!

- Sta sitto - m'ha ditto lo scienziato mentre mi rifilava un'atra gomitata - stiamo rullando -

'Un lo so quer che vor dì, ma stetti sitto, sennò facevo ancora la parte del biforco. Doppo un paio di menuti ci si fermò

- Io canna, sian già arivi?

- Macché arivi, ora si decolla -

bofonch'io un'artra vorta ir professionista. In quer mentre i motori si missen a mugghià così forte che
sembravin ir motore della mi machina v'ando la parcheggia la mi moglie. Ir pavimento tremava tutto, li sportelli der porta bagagli scricchiolavino, la gente s'era cheta tutta d'un corpo. Po' mi son sentuto appiccià ar seggiolino come quando sei su'carcinculo e la testa mi bugnava. Dissi ar mi bamboro:

- ho l'orecchi che si tappino come vella vorta che andetti all'Abetone co la secento di mì pà.

- Sian già più erti dell'Abetone - rispose ridendo

- Ma 'un dici mia sur serio? siam partiti ora !

- E se un ci credi guarda giù -

Madonna santissima der rosario, erimo già in sulle nuvole. Lucca vista da lassù sembrava una caata di vacca. Viareggio sembrava una cartolina, e si vedeva già il golfo di La Spezia. Io lai com'è ganzo volà. Mi sembrava d' esse una rondine. Anco se ogni tanto sentivo de' tremolii strani, l'ale si scotevino un popò, io avevo una strissa che dar buo di dietro 'un mi ci sarebbe passo neanco un ago. Po' mi son misso a guardà l'hostesse, e mi son ditto:- 'Vando comincia a preoccupassi lellà, mi comincerò a preoccupà anch'io. Ecco un'è, la bella bamborotta che prima era ar telaano a snocciolà
tanìe in ameriano, mi s'avvicina con un carettin cario di cianfrusaglie e mi chiede:

- Signore desidera acquistare liquori, profumi, souvenir?

- Mi pigliasse un coccoron! - bugnai- Brutta brendana. ! quando ci avevi da spiegammi come sarvammi la vita colla ciambella, parlavi solo ingrese, ora per vende, io impestato ladro, parli l'italian meglio der mi figliolo che ha istudio. Per dispetto un vo nulla! - e lo mandai da v'arcun'artro.

Doppo pogo sentitti un casino sotto a piedi e la voce der comandante che diceva:

- Allacciate le cinture che si atterra !

- Allacciateeee? E chi l'ha mai levata...! - anzi ogni tanto ni davo una tastata per sentì che fosse strinta ben. Po' l'ariopran ha giro a sinistra, po destra, po ancora a sinistra. Io 'un ne potevo più allora urlai:

- Ma è briao?

Ir mi 'omo mi rifilò un'arta gomitata nelle rosticciane bofonchiando:

- Si sta allineando alla pista giusta !

allora continuai

- Deciti, io vile..! Un fa il biscaro, una o l'artra fa listesso, ma fammi mette i piedi in tèra !

Si sentitte uno scosson e po' una frenata che un finiva più mentre i motori mugghiavin da scoppià, e io che urlavo:

- Tira la martinicca. Tira la martinicca.!

Alla fine si fermò.. appena scesi la scaletta capitti perché ir Papa ogni vorta che scendeva dall'areopran baciava in tera.


(continua... se sopravvivo)

se ti va di scoprire il seguito.......

Vieni a veglia... io lai!

parte seconda: L'albergo

 

Appena arivi all'aeroporto di Sciarleruà, ir mì amio Sergio (vello che m'aveva invitiato a veglia) c'è viensuto a piglià co la machina. Ha un machinon che sembra 'n'ameriano, eppure è in Belgio. Mah questi lucchesi per il mondo han sempre fatto der ben io lai! Son contento per lù. Ci ha accompagnò all'albergo, io credevo fusse una locanda, e invece io boffice era un albergo di velli di cartello: Ascensori, specchi, lumiere, tutto uno scintillìo. Ho domando a 'un che era lì:

- Pardonn messieu, per avè la chiave? -

- A la Resepsciòn messieu ! -

Marianna cane come parlin ben francese da veste parti! - mi son ditto, mentre ir mi figliolo mi stracinava a un bancon d'uvera una bambora davero bella. La moglie der mì amio Sergio si misse a parlà co la damigella e po' mi misse in man un tesserin e mi disse:

- Ecco la chiave ! -

Io presi ir tesserin di prastica... l'ho rigirai da tutte le parte, po' ho cominciai a guardà per tera. Tutti si misseno a cercà con me, fino a che ir mì omo mi chiese:

- Ma che t'è casco? -

-La chiave ! - bronciolai - Lellà me l'ha data, doveva esse appicciata a questo cartellin di prastica, ma mi dev'esse casca sur tappeto, perché qui di chiavi 'un ce n'èn. ! -

- Ma vien via citrullo ! sbottò ir mi bamboro - la chiave è quella tessera lì! -

(io caio andà a scuola ni fa proprio bon, ce lo mando fina alla pension) La prima vorta che ho visto aprì una porta con una tessera di prastica, l'ho visto fa a Gemnse Bond quando faceva zerozerosette che apriva le porte anco senza chiave, pensai ner mentre che si montava sull'ascensore. Lascensore era tutto specchi, erimo io e ir mi figliolo e basta, ma sembrava fussimo in venti. E po tappeti da tutte le parte per i corridoi. S'arivò alla porta della cambora, pigliai la tessera di prastica e cominciai a infilalla tra ir battente e la battuta come viddi fa a zerozerosette in Operassione Tuono. Ir mi figliolo me la levò di man e la passò in un coso sopra la porta. Quell' affare fece un pò di rumore e po' saccese una luce verda e la porta s'apritte.

- Ganzooo! In Belgio han i semafori anco per entrà in camera..!

Entrammo e dissi meravigliato:

- O mi 'omo, bada vì, questo tappeto è grande vanto tutta la cambora..! -

Ir saputello borbottò:

- O pà, ma sta un po' sitto che ti fai sentì che vieni dalla campagna, questo 'un'è un tappeto, è MOCHETTE...!

- Mochetteeee? e che è?

- è come un tappeto che copre tutto il pavimento della stanza! - rispose lo scienziato -

-Bravo..! n'ho urlato - E io che avevo ditto?

- Sta sitto, sta sitto ! - Apre le valige e mette la robba ner banco ! -

- Ner bancooooo! Ma 'un c'è io lai..! e'un c'è neanco ir cantorale.! In du la metto la robba ner comodin?

- Ma sei proprio imbranato..! sfottè ir mì omo - Vedi vello specchio lì..? apre che è il banco..!

Io sanna! era davero ir banco, l'avevino rimpiatto ner muro. Missi tutta la robba ar posto e po', mi mi missi cuccioni a guardà sotto al letto.

- Che fai lì a buo punzon ? domandò Haistain

- Cerco l'orinale, perché là fora ner corridoio 'un ho visto neanco un comodo, e se stanotte mi scappa 'un posso mia piscià dalla finestra no! -

Ir mi bamboro allargò le braccia e ha arsò l'occhi ar cielo.

- Ma guarda luquì come è tordello..! -

- Come tordello !? Io impelagato, ma se un c'è l'orinale e un c'è il comodo, e che la faccio nel portaombrelli giù nell'atrio? Neanco chi mi vede.! Piuttosto la riporto a casa in ariopran..! Se un mi scoppia la bonzora prima..!

- Sente pà ! ha ditto scienzasfusa - vieni a vedè qui ! - e apritte una porta

- Io vile..! Un cesso in cambora..! Tutto compreto..! Gabinetto, vasca, doccia, lavandino. per un fin l'asciugamani di spugna, che enno tanto meglio de mii di canapa, fatti ar telare, co le cifre ricamate a man dalla mì nonna e le frange fatte all'aghetto da mì mà ! -

Ir mì bamboro mi guardava divertito, ner mentre che io provavo a sedemmi sur vaso, per vedè se era a misura, io son abituato alla bua der comodo accanto allo stallino, dovella fa a sedè lì sopra dev'esse proprio ganzo. Anzi c'è da sta attenti perché mi ci potrei anco addormentà. Mentre mi guardavo dintorno, ir mi figliolo chiese:

- Che cerchi?

- Cercavo ir chiodo co la carta di giornale per pulissi ! -

-Ma sei proprio un biforco..! La carta è quella lì!

E mi fece vedè un rotolo di carta bianca, morvida e profumata.

- Io canna, ma sei seguro che è per fanne quell'uso lì, ma è un peccato! E po' morvida così 'un c'è mia ir periolo che i diti passino attraverso..!? Vella di giornale e quella gialla, en belle dure, un si strappino, ma questa un vorei....!

- Ma ne pigli un ber batuffolo no!? - disse scienzapura

- Er secchiello dell'acqua per tiralla nella bua doppo fatto? chiesi io

- Sente.! sbuffò ir mì omo al limite della passienza - Quando hai fatto, pigi questo pursante!
E così dicendo pigiò un affare cromato. Io lai.! feci un sarto indietro perché l'acqua cominciò a scroscià drento alla tassa

- Ganzooo.se si rimane a sedè lì mentre fa così ti fa anco i risciacquo..?

Ir mì figliolo cominciò a testeggià e mi disse:

- Vestiamoci che si va a fa un giro in città e po' si va anco a
cena.-

(continua)

Vieni a veglia... io lai!

 

parte terza: La visita in città

Si scendette nella holle dell'albergo e lì ci si trovonno i nostri amici lucchesi che avrebbino partecipato anco loro alla manifestassion di Sergio. Allora dissi: Noi s'andrebbe a fà un giretto in città e voartri che fate? Si vien anco noi, disse Clara la fornaia (un’è una fornaia, ma fa delle torte da fa rinvivì anco i morti cadaveri). Ma nessun sapeva da che parte era ir centro e, siccome un po’ po’ di francese lo biascio anch’io, ni chiesi a quer topon dietro ar bancone.

- Pardonne mammuaselle per il centro?

- Le mi dette una cartina e mi disse: Issì sé le sontre, la Grande Plasse !

- Piassa grandeee? Io benedetto…! Ma io vo andà al centro di Brusselles mia di Lucca?

Ir solito chiorbon der mi figliolo, mi dette un'artra gomitata in delle costole, mi prese la carta di man e disse: Vien via ti ci porto io..! e si partitte. Fatti du passi fora dell'arbergo un ti viddi un palasson tutto di vetro?

- Maremma succhina..! Ma questo lo veggo sempre in television..!

E certo - disse Claudio ir marito della fornaia è ir palasso della Comunità Europea ! –

E allora foto di vìe, riprese di lae, fu tutto un flèsce. Dissi

- Ma quanto c'è da caminà per ir centro?

- a piedi ci vorebbe guasi un'ora, ma c'è il metrò ! - disse Augusto l'ogliaro

- Ma se c'è un metro, bastin dù bacchi che ci vole un'ora? –

Viddi avvicinassi ir mì figliolo allora mi parai ir fianco co 'na man e ni dissi: - basta co’ le gomitate eeeeèèè, son tutto un màolo ! E lu

- ME-TRO' co l'accento sulla O!

- E un son mìa sordo, ma in francese si dice tutto co l'accento in fondo..! Liberté, Egalité, Fraternité. Fregalité… Me ne intendo io, un l’hai sentito come lo biascio ben..?

-METRO' sta per ME-TRO-PO-LI-TA-NA…. Miccio..! disse ancora il rampollo.

- E che è la Metropolitana?

- E' un treno che viaggia sotto tèra..!

- Come le burie?

- Si guasi..!

- Io canna, l'arioprani che invece d'andà a diritto gìrino a destra per andà a sinistra… i treni che viaggin sotto tèra.. insomma, ma un si pole viaggià normale..?

-Sta sitto e vien via moviti! disse il pargolo e mi stracinò verso un entrata che scendeva sotto tèra. E invece di piglià le scale, montonno su un'affare che si srotolava giù.

- Io lai..! O che è quell'affare lì? la moglie dell'ogliaro disse ridendo:

- è la scala mobile!

- E io che pensavo che la scala mobile, l’avessi solo in busta paga…! bofonchiai.

Po’ sitto, sitto, visto che era anco più comodo, ci montai.

Si sartò in sur treno e si riscese doppo cinque menuti, si sbuò in una piassetta gremita di gente. Tutti banchetti di robba di Natale, ma soprattutto da mangià e bé. Faceva un freddo che s'accagliava, io m'ero imbauccato sembrava fussi all'Abetone mentre i belgi, so na nena io come mai, erino tutti mezzi sparaciati, sembrava che ir freddo 'un lo sentissino neanco. I banchetti dove c'era più gente però, erino velli dove si vendeva robba da mangià e soprattutto da beve. Bevevino bira con certi bicchieri che sembravino bigongini. E po’ c’èrino de’ banchetti che c'era da fà una coda da mette paura, c'era scritto VIN BRULE'

- E che è..? Chiesi alla fornaia che di mangià se ne intende.

- E' vino cardo..!

- Io canna, ora ho capito perché enno tutti sparaciati.. da veste parti.. ci hanno ir riscaldamento centrale..!

Ir mì bamboro testeggiava mentre io mi paravo ir fianco… un si sa mai. Camina, camina, si passò da canto a una chiesa antica e lì in un angolin di fòra, c'era una coda d'omini che aspettava di entrà in uno sgabuzzin di fèro. La fornaia chiese

- O che è quell'affare lì che c’è tutta vesta gente in coda? –

Questa la sapevo, mi gonfiai tutto e po dissi:

- Ir pisciatoio ! Per forza, con tutto quer che bevino, hai voglia di crienti.! -

Ir mi figliolo manca pogo m'ingolla

- Ma sei proprio un contadìno! Possibile che tu non possa parlà italiano? Si dice VE-SPA-SIA-NO !

- Vespasiano 'na nena, un c’è neanco un motorin figuriti la vespa… o che lo costruisceno a Pontedera induve fan le vespine..?

Ir mi figliolo diventò verdo dalla rabbia allora m’allontanai un si sa mai. Si girò tra que palassi, e po s’arivò in passa grande. Una bella piassa davero… c’era il palasso der comun ci aveva una tore che sembrava la casa delle faine, delle novelle che mi contava la mì nonna.

Tutto d’un corpo si spensero le luci delle vie e la piassa rimase ar buio.

– Io largo, ‘un han pago la bolletta? –

Ecco un’è si sentitte una musica nell’aria e sulla facciata der palasso si incominciò a vedè delle immagini sembrava d’esse ar cinema all’aperto.

Allora mi scappò ditto:

-Hooo ma il Belgio è tutto un firme..! Peggio che della bottega der Fanini in sulla Pesciatina!

Meno male che ir mì figliolo era tutto preso a firmà, sennò un’artro corpettin nelle costole ‘un me lo levava nessuno.

Marianna succhina com'era bello quer firme, c’era anco BabboNatale e po’ tutto gratisse. Po’ s’indette tutti a vedè il Manchepiscia, una statua d’un bimbin che piscia. Un ci veggo nulla di particolare, però a dì tutta la verità ‘un c’è nulla di bello neanco ne quattro mori di Livorno, ma c’è gente che li va a vedè apposta.. per me l’arte è troppo difficile da capì così stetti sitto.

Ogni tre botteghe ce n’era una di cioccolata, in una po’, in vetrina aveva una fontana di cioccolata bella carda che pareva mi dicesse: Màngimi, màngimi…

e allora m’accorsi che erimo usciti per indà a cena.

– Ma che ora si mangia ?

Chiesi alla ciurma. Laudasdeo…! ir mì figliolo vesta vorta mi dette ragion, ‘vando si parla di dimenà le ganasce è sempre ir primo, dovete sapè che quando è a tavola, un conosce poveri all’uscio, lavora di mandibole sembra a cottimo. Quando apre la bocca sembra il camion dell’ASCIT quando caria un cassonetto. Alla comitiva s’aggregonno anco Sergio e la moglie, Paolon ir Cuoco, Marco ir fotografo e Francesco l’autista. Si sa quando voi arunà ir bestiame chiamalo alla greppia, un ne perdi neanc’uno. S’indette in un ristorantin der centro ma era così piccin che mi viense ir dubbio, che siccome erimo una ciurma un ci si aprisse,

invece ci sentrò tutti vanti. Ci dettino ir MENU e comincò la tiritera di quer che si doveva ordinà.Tra francese e fiammingo, ‘un è che ci si apisse un gran che. Chiesi ar mi figliolo:

-Mì omo, guarda un po’ se ci trovi lasagne, bistecca e un paio di necci per finì-

Ir mi bamboro mi guardò di traverso, allora feci finta di nulla e per un fa ancora la parte der contadinaccio e per sembrà un’omo di mondo, ordinai: Soupe a l’Ognon, una Carbonade e po’ una Glace.

L’avessi mai fatto…! Mi portonno una brodaglia con dell’affari che ci galleggiavin drento, che pussava di cipolla fritta, bella uguale spicciata a quello che viense fora dal sifon dell’acquaio della mì sia, doppo una settimana che ‘un scariava più.

Ir segondo era uno spessatin co le patate fritte e per finì, du palline di gelato.

A parte l’aspetto, ir sapore un’era malvagio, direi anco bon, ma voi mètte un piatto di farinata o di nsuppa alla frantoiana e finì con una bella torta di neccio cor tamarin e pinoli? Ma pensa anco sortanto un paio di fette di pan di forno co' 'na lessora di lardo.....

Quando iscitti fora, un ce la feci a sta sitto e dissi a voce erta che mi sentissen ben tutti vè Brusselliani

– Ora lo so come mai che quando i turisti vienghino a Lucca s’àbbuffin come lotri co nostri mangiarini…!

E s’andette a letto..

(continua… se sarò ancora vivo)

 

parte quarta: La veglia

 

Ci sian àrsi presto, perché si voleva fa un giretto in città.

- Mi son sveglio co’ na sete da briao – ho ditto ar mi bàmboro – eppure iarsera ‘un ho bevuto neanco un bicchierin! Mi son rigiro tutta la notte, saran state le cipolle della “Suppe a l’ognonne”? O sarà ir cardo che c’è in questa cambora? S’affoga, io lai? Ma le legna ‘un nì gòstino nulla ai Belgi? –

-Ma che legna, qui si scàrdino cor gasse der mare del nord ! –

ha ditto ir mì scienziato personale (bacerei quella professoressa che lo struisce così ben)

- O che voi dì che nell’acqua di mare c’è ancor ir gasse come nella gazzosa?

– ma sei proprio ‘gnorante ! - ripiglia mezzo addormito il mi bamborone - lo piglino sur fondo ! –

Spesso certe cose mi sembrino fantascienza, ho preferito sta sitto. Ci sian vestiti e sian iti co’ la ghenga a cercà di fa colazione. S’è giro per le vie di Brusselles a cercà un bare aperto per un cappuccino. Neanco l’ombra io lai..! Alla fine sian iti in un sersèvisse, abbian preso un te e delle briosce. Po sian iti a fà i turisti. Io e ir mì figliolo un si sapeva dù andà, allora Clara la tortàra, ha ditto:

- Perché ‘un ‘andate a vedè l’Atomo? –

- E che è ? – ho domando e subbito ar mi professore privato:

- Ma il monumento co’ le palle, ‘un l’hai mai visto? Si vede sempre in televisione..! –

-Di monumenti colle palle n’ho visti tanti in vita mia, anco se enno piccine, ce l’ha anco ir bamboro con Maria Luisa in Piassa Grande a Lucca; ce l’ha il Biancone in piassa della Signoria a Firenze; ce l’han i quattro mori a Livorno…! O bì, ma per chi m’hai preso? Ho giro ir mondo anch’io…! o che credi?… io largo!-

Po’ m’ha spiego che era un monumento che rappresentava l’atomo con le su palle, anco vesta vorta son stato sitto per un fa la parte der cretino. Abbian preso la metropolitana, ma ci sian isbagli di tren e sian iti da tutta un’artra parte allora sian ritorni in albergo. Verso le ‘vattro cominciava la manifestassion e stava a me a fa l’animatore.
Io ‘un sapevo neanco quer che vor dì "animatore" , allora Sergio, quello che ha organizzo tutto ‘vesto casimbolo, m’ha spiego che arei dovuto èsse quello che stava ner mezzo a cercà di fa parlà quell’artri. All’ora nì chiesi:

  • Quell’artri chi ? –
  • Quelli che parteciperanno alla veglia ! Sei venuto qui apposta no? –
  • Sì, sì, ma io credevo di mettisi d’intorno ar foo, a raccontassi dù novelle fra di noi … ma quanti saran “quell’artri”?-
  • Un centinaio, su per giù..! – ha ditto Sergio tutto contento.
  • - Io vanga..! così tanti? e in dù l’hai un camino che ci àprino tutti d’intorno? –
  • C’è un salone di qua e si fa finta che ci sia, vieni ti faccio vedere.! –

M’ha porto in una sala bella grande, con un casino di seggiole tutte misse in cerchio.

  • E lì ner mezzo chi ci stà ?- n’ho chiesto
  • Ci devi sta te .! - ha risposto sorridendo
  • Ioooo ? Con cento persone d’intorno? e devo esse io vello che le fa dìscore..? a me mi sembri tutto matto !
  • Sì, sì – ha contuinuato serio, serio, ci sarà anco ir Console italiano a Brusselles, e la Viceconsole, e po’ ir vice sindaco di Brusselles e anco ir sindaco di Capannori.!
  • Vacci pian, io bobbola! a me mi trèmino già le gambe… robba da piglià ‘na sciorta... peggio che un’indigestion di fii..! Ma sei matto? Tutti vesti personaggi.. mi mettino soggestion..! Fusse sortanto ir Sindaco di Capandori, lo onosco, è un di noi, ma quell’arti èn personaggi troppo grossi.. me la faccio addosso.. ! A che ora riparte l’ariopran?
  • Ma non farai mica sul serio..? - Ha ditto Sergio preoccupato
  • Sur seriooo..? Io faccio davero…! Cento persone tutte d’intorno, con qué’ personaggi lì importanti intramescolati… e io lì ner mezzo a far ir “bischero” ? Ho la strissa..!
  • Ma dai, ma sei un Gavorchio o no? –
  • Io lai ! A ripensacci.... hai ragion, caro Sergio ! Io son un Gavorchiaccio e son qui per fà ride.. alla peggio faccio ride per davero.. ! –

E così alle ‘vattro è comincia la sarabanda. Sergio m’ha presentato, ha ditto a tutti, che ero un omaccion brutto e tenebroso, che vienivo apposta da Lucca per divertilli. Tenebroso a meeee? ‘Un sia mai ditto ! Allora lì mi son cariàto, forse era la bira che avevo beuto a tavola, ma son sarto là ner mezzo e ho comincio a snocciolà il nostro dialetto lucchese come l’Avemmaria.


( Gavorchio animatore)

N’ho letto un paio delle mì poesie e ho visto che ci ridevin tutti, allora ho comincio a domandanni come si viveva una vorta, come si mangiava, come si lavorava, com’era la casa e così via..


(scorci del salone)
)

Po’ è viensuto ner mezzo anco ir Sindaco di Capandori a parlà di Capannori,
de' sù prodotti, delle sù colline, e delle Camelie

E pò s'è misso a presentà il libbro che ha scritto ir mì amico Paolone ir cuoco,
pien di ricette di piatti lucchesi d’una vorta,
e induve io ci ho misso un sacco di parole di vernacolo e quarche poesia.

(Nella foto sotto: Il Sindaco del Comune di Capannori: Giorgio del Ghingaro
consegna una medaglia ricordo alla Viceconsole)

(sopra:Il Sindaco del Comune di Capannori presenta il libro)


(Da sinistra: Gavorchio e Paolo Simonelli,
Vito Laraspata, presidente della Associazione
"La Bottega dell'Arte" di Bruxelles,
mostra il libro)

 

Po’ èn arive le sette: l’ora di mangià, Sergio ‘un ha fatto in tempo a dì: - Si mangia ! Che una folla d’affamati s’è butta ner salone duve vell’artri della comitiva avevino preparato delle cosette capandorotte da sgranocchià:


(Sopra: Esposizione di produzioni capannoresi
sotto: degustazione dei prodotti)


(sotto da sinistra: Buccellato lucchese adornato con crema e fragole,
preparato dal cuoco Paolo.
Crostate e Torte coi "becchi" lucchesi all'amaretto e cioccolata, alle erbe.
tutte realizzate da Clara e dar povero sù marito (povero perché quando la moglie mette man alla pasta, a lù nì tocca preparà ir forno, taglià le legna, votà le cendore, insomma lé fa la Regina della cucina e lù, sembra Cenerentolo).
I Becchi, sono quelle protuberanze di forma piramidale che fanno
da "corona perimetrale" alla torrta, e che le danno questa tipica forma.
In dialetto pisano si chiamano "bischeri"

 

Grostini, formaggio pecorino cor miele, pan e lardo, preciutto,mezzina, soppressata, bilordo, bruschette e per un fino ir buccellato co’ la crema e fragole. E po’ vin do Monte’arlo e dellle colline capannoresi… giù a bottiglie… Mi sa tanto che a Brusselles l’acqua dev’esse pogo bona, perché n’han bevuta poga… ma ir vino…. n’han fatto una strage..

(sotto: Buccellato e vinsanto)

A servì c’erino i nostri della ghenga, ‘un arivavino in tempo a rimpì i piatti che li riportàvino voti, belli sporverati, sembravino a cottimo. Ner salon, c’era un rumore di ganasce che sembrava d’esse in fabbrica. E lì mangia e lì beve..! E po’ in fondo tutti a buttassi in sulle torte di Clara. Velle sì che han uto successo..! Tutti ci ritornavino a piglianne de becchi a brancate e po ir vin santo per chiude la partita. Insomma in quattro e quattrotto ha lustrato anco i piatti. E tutti che si comprimentavino cor cuoco, con Sergio, cor Sindaco… quarcuno anco con me..per avenni riordato un popoin della su vecchia Lucca. Verso le nove, riempiti di curtura e anco di pancia, han incomincio a andà via tutti, lasciando un sacco di vassoi e bottiglie vote. Belli contenti e co le gote rosse, ma non dar freddo e neanco dar cardo… io penso che fusse ir vin bon della lucchesia.Alla fine, vando tutti erino partiti, ho visto che Sergio era bello e soddisfatto. Era ito tutto a puntino.

Così sian iti tutti a nanna tutti contenti e ir giorno doppo c’era da tornà a Lucca. Ma mi sa tanto, che nella testa di Sergio ci stesse frullando un’idea di rifalla anco quarche artra vortra.. l’ullì.. una la fa e cento ne pensa…

  • In dù sto lo sai – nì dissi, prima di salutacci – quando ti pare chiamami, oramai la strada la conosco e anco l’arioprani…!

 

…e chisà… se risuccede..... po’ ve la racconto…!

Voglio ringraziare tutti quelli che hanno partecipato a questa originale iniziativa,
in particolare:
Sergio Scocci: Presidente della sezione di Bruxelles dell'Associazione Lucchesi Nel Mondo
e la moglie Rosa coordinatrice dell'iniziativa;
Vito Laraspata: Presidente della Associazione "La Bottega dell'Arte" di Bruxelles;
Clara Orsolini e consorte, per aver preparato e servito le torte.
I Colleghi:
P.Simonelli, il cuoco e coautore del libro "Capannori i sapori del territorio";
F. Pera l'autista che ha condotto prodotti e rappresentanza del Comune di Capannori, fino a Bruxelles;
Marco Ristori che ha immortalato con il servizio fotografico, la manifestazione.
(alcune delle quali sono inserite in questa pagina)
TUTTI i connazionali e i concittadini, che hanno partecipato
con entusiasmo e simpatia, contribuendo ad un innegabile successo
di questa rievocazione dell'antica usanza di riunirsi a veglia.


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