Renzo Tori

Vive a Montecarlo, uno dei più bei paesi della zona est della piana di Lucca.
Colline coperte da vigneti e oliveti, al confine tra le province di Lucca e Pistoia,
che molto influiscono sulle sue ispirazioni poetiche.
Ci conosciamo ormai da ben più di 10 anni,
ed entrambi facciamo parte della Associazione Cesare Viviani.
Poeta di talento, predilige la poesia in lingua italiana,
ma non disdegna scrivere cosette divertenti in dialetto.
Ha già pubblicato due raccolte di poesie oltre ad averne molte altre
inserite in numerose antologie.
Qui di seguito ho inserito alcune sue opere dialettali,
alcune altre in lingua italiana, le puoi leggere
cliccando qui.

 

__________In Vernacolo___________

 

ALLA POSTA

Per adémpie all’obbrigo fiscale
andiedi all’ufficio postale;
c’aveo da pagà un po’ di tasse
la luce, ‘l telefano e ‘l gasse.

Il locale, per fortuna, era deserto;
un unìo sportello era aperto
e l’impiegato, con gran concentrazione
era ‘ntento a lègge “La Nazione”.*(quotidiano)
“Bongiorno, mi scusi, io dovrei…”
“Si metta ‘n coda e aspetti, ‘un tocca a lei!”
m’interruppe, di morto ‘nviperito.
Io mi guardai ‘ntorno, intimorito,

ma ‘un c’era nessun’altro, lì drento.
“Mi scusi, dovrei fa’ un versamento…”
“N’ho di già detto di ‘un fa’ ‘l prepotente!
Rispetti la fila, ‘un sia ‘mpaziente!”

Per siurezza di nòvo mi vortai
che la stanza era vòta costatai
e ancor mi rivorsi all’impiegato:
“Mi scusi tanto se l’ho disturbato…”

“Ah, ma lei è proprio ‘nsistente!
Attenda ‘l su’ turno, o ‘un si fa’ niente!”
mi sbraitò quell’operator postale
senza arzà l’occhi dal giornale.

A quel punto ‘n bocca radunai
un bel po’ di saliva, la ‘mpastai
presi bene la mira, e senza sbaglio
gli sparai in der muso uno scaraglio.* (sputo)

Lì per lì, rimasse sconcertato,
po’, asciugandosi, strillò: “Chi è stato?”
Io ni risposi: “E chi lo sa?
Co’ ttutta la gente che c’è qua…”

L’INVALIDO CIVILE

Al presidente della regione
si presentò co’ lla raccomandazione
e umirmente chiese: “E’ qua
che c’è un posto per chi ha l’invalidità?”

Vista la firma del raccomandante,
un pezzo da novanta, gran politiante,
subbito ‘l capo della regione
ni disse: “Sono a su’ disposizione!

Aiuta’ l’invalidi è un dovere
e abbiam vacante un posto da usciere
che siuramente io le assegnerò”.
Poi un po’ meglio lo guardò

ni parve un omo integro e normale
e ni chiese, in tono assai cordiale:
“Però, mi levi una curiosità:
qual’ è la su’ ‘nvalidità?”

“Deve sape’, caro presidente,
che quando ero ancor adolescente
gioando co’ bbotti da ‘ncosciente
me ne scoppiò davanti uno potente.

Son rèsto illeso al capo e agli arti
ma del fisìo ‘un sarvai tutte le parti
ché le schezze in que’ tragici minuti
m’han porto via ‘l bacchio, con tutti l’attributi!”

Il presidente annuì, comprensivo:
“Meno male che almeno è rèsto vivo!
Comunque si consideri assunto,
venga domani, all’undici ‘n punto.”

L’invalido sentitamente ringraziò
ma, stupito per l’orario, domandò:
“Mi perdoni se ancora la molesto
ma i dipendenti, ‘un entrano più presto?”

“Si, entrano all’otto, lei ha ragione”
rispose ‘l presidente di regione,
“ma di ciò ‘un abbia preoccupazioni,
tanto, fino all’undici, si grattano ‘ccoglioni!”

 

ALTA TENNOLOGIA

 

De’ ttelefonini al mitinghe mondiale
udì un trillo, e si stupì parecchio
a vedè discorre il piccolo orientale
un dito alla bocca, e uno ‘ndell’orecchio.

“Noi in Giappone avele molto plogledito”
spiegò quell’omino sorridente,
“con un miclochip in ogni dito
ecco plonta la lice-tlasmittente!”

Un antro squillo, e vidde un tedescone
discorre come se telefonasse;
ni fece finì la ‘onversazione
e poi ni domandò che combinasse.

“Noi in Cermania afere cervelloni
che ridotte hanno così le dimensioni
di ogni telefonino cellulare
da poterlo inserire in un molare!”

Nel mentre che ascoltava la risposta
ni successe (ma ‘un lo fece apposta)
che siccome a fagioli avea pranzato
ni scappò dal didietro un gran boato.

Si girò a guardallo, quella gente,
ma lui ni spiegò, tranquillamente:
“Mi è appena arrivata, via fasse
la bolletta dell’azienda del gasse!”

 

 

BADA COME PARLI

 

Un toro vigoroso e ‘ngazzurrito
una giovane vacca corteggiava
fin a qquando, facendosi più ardito
sul groppon co’ ddu’ zampe ni montava;

siccome vidde d’essere gradito
tosto misse in funzione la su’ clava
strappando più d’un languido muggito
a quella giovenca, che esclamava:

“Oh! Continua! Mi fai gòde un fottìo!
Per il piacé son tutta rintronata!
Da tanto che sto ben divento pazza!”

Subbito il toro: “Chetati, per Dio!”
muggì “’un lo dì più, o sciagurata,
ché se ti sente l’omo, lu’ t’ammazza!”

 

FACENDO LE ‘ORNA

Du’ vecchie amìe,* che doppo un mucchio d’anni,
si rincontronno per combinazione
si misseno a fa’ conversazione
sulle loro gioie e i lor malanni.

“Sono in un momento molto brutto”
disse la prima, di nero vestita,
“con me ingrata è stata la vita
e, come vedi, ora sono in lutto,

poiché ‘l mi’ marito, ‘l bon Beppino,
(te n’arriordi,* com’era ben piazzato?)
è stato così tanto scarognato
che l’altro giorno ha tiro ‘l calzino!

Ma parlà di disgrazie, ‘un ci ‘onviene;
e a te, dimmi un po’, come ti va?”
“Facendo le ‘orna, mi posso contentà
e anco ‘l mì marito sta assai bene!”

“Ne son lieta per te, ma è ‘ngiusto ‘l Fato
perché, se rivango ‘l mì passato
le ‘orna anch’io gliel’ ho fatte spesso
ma ‘l mì Beppino… è morto lo stesso!”

(*amiche) (* ti ricordi)

LA ‘NFLUENZA AVIARIA 2005

Doppo ‘pproblemi della vacca pazza,
che c’è tòcco rinuncià alla fiorentina,
ci mancava, a colpì la nostra razza
la ‘nfluenza che attacca la gallina;

e non soltanto quell’animale ammazza
ma sembra che sia un male che assassina
ogni bestia che vola e che starnazza
ed anco per noi umani è la rovina.

Le donne soprattutto èn preoccupate
doppo che hanno sentuto, alla tivvù,
grossi scienziati ed i più gran cervelli

sentenzià che se le cure ‘un èn trovate
s’allargherà la ‘nfluenza ancor di più
arrivando a colpì tutti l’uccelli!



IL VECCHIO POETA; DOV’E’ ANDATO?

 

L’hano ‘ntravisto andà ‘n farmacia
per ritirà co’ ansia e allegria
e co’ un’aria un po’ da clandestino
un pacco che vien da San Marino.

L’ha scartato a casa, in sul letto
e subbito ha riposto nel cassetto
della su’ vecchia ‘omodina
quella tanto ambita medicina.

Nel mentre che cenaa co’ lla signora
“Andiamo a letto presto, di buon’ora”
ha sussurrato con sguardo accattivante
“stanotte sarò un gallo ruspante!”

Lei l’ha guardato, un po’ dubbiosa:
“’Un n’avrà mia fatto mal qualcosa?
Certo, i poeti sono stravaganti
specie quand’en co’ ll’anni avanti!”

In realtà, come si son spogliati
eran di già stretti avvinghiati:
“Cara, io t’amo, io t’adoro
stanotte sarò forte come un toro!”

Nel mentre che onniosa le baciava
co’ una mana ‘ntanto lù cercava
nel cassetto della ‘omodina
quella màgia pillola azzurrina.

Ma forse per la grande agitazione
oppure la scarsa illuminazione
invece del fortissimo eccitante
ha preso il Tavor, potentissimo carmante.

Così durante l’atto dell’amore
vinto da indicibile torpore
e facendo una figura da babbeo
è cascato nelle braccia di Morfeo.

Questa storiella, nel finale
risponde anco al titolo iniziale:
il vecchio poeta, ingazzurrito e stanco
quella volta è ito ….proprio ‘n bianco!

 


MIRAOLO! 2003
(premio speciale della giuria, sez. vernacolo, al 2° premio di poesia”La Torretta” - Porcari 2004)

Menìo, contadino della Piana
vivea co’ una moglie chiacchierona
per ‘unni ‘osa massaia brava e bbona
ma ‘un si chetaa mai, quella ciacciona!

A Santa ‘roce, alla Luminara
andiedero anco loro ‘n processione;
fu serata fredda, e ‘n sul groppone
ni ci cascò un’ acquata straordinaria.

Menìo ‘un s’ammalò, ma la ‘onsorte
il mattino doppo Santa ‘roce
si destò che ‘un avea un fil di voce
gola ‘nfiammata, e febbron alle porte.

Chiamonno ‘l dottor, che serio sentenziò:
“E’ faringolaringotracheite
col perìolo di broncopormonite
pertanto questa terapìa ti dò:

antibiotici, sei giorni a tutto spiano,
e, per scaccià ‘l mal che t’è viensuto
stà al cardo, con riposo assoluto
e se la voce torna, PARLA PIANO!”

Quindi l’omo di scienza andiede via
doppo avé scarabòcchio una ricetta;
Menìo ‘nforcò la su’ biciretta
e se ne viense a Lucca, ‘n farmacia.

Ma poiché era cristian pio e sincero
appen doppo èsse sceso dal sellino
andiede a pregà a llungo ‘n San Martino
e al Vorto Santo accese un grande cero!

 

SULLA ‘ANNA DELLA BRICIETTA
(Boccabùgia2005)
(Premio speciale della Giuria per il componimento)

Qesto successe un ber po’ di tempo fà
quando macchine ce n’erano poìne
e le bici s’adopravan per viaggià
e, a volte, per fassi le moìne.

Andiedero a ffa’ una scampagnata
un giovanotto e la su’ dama bella;
lé montò davanti, emozionata
lui ben sardo della bici ‘n sella.

La ragazza, in quella situazione
mentre forte alla bici s’arreggeva
inviò a strusciassi col groppone
sul torace del damo, che teneva

le mane sul manubrio, lì, su’ ffreni;
ma l’occhi, che eran vispi e affatto stanchi
s’intrufolavano in mezzo ai suoi seni
e scivolavano su’ ttorniti fianchi.

Lé ‘un s’accorse dell’eccitazione
che avea ‘ndotto nel su’ conducente
e cercando d’attiranne l’attenzione
ni disse, con tono seducente:

“Come pedali bene, amore mio!
E che petto robusto che tu hai!
Sei un omo forte, come voglio io
da te ‘un mi staccherei giammai!

Ma hai notato la camicia scollata
e la gonna co’ lli spacchi su’ ffianchi
soltanto per te oggi l’ho ‘ndossata
ma par che d’attenzione tu mi manchi|”

Lu’continuò a sbircianni i sseni
a scrutà le ‘osce sotto la gonna
e disse: ”Sei a ssedé (ma ti rinvieni?)
sulla ‘anna d’una bici da donna!”

 

_______________________In Italiano_______________________

 

IL VIAGGIO

La vita è un viaggio,
sotto un cielo azzurro-gioia.
velato da nubi di dolore,
che a volte, più intense, lo oscurano.

Non io ho scelto di partire
ma sono grato a chi ha deciso per me
perché in fondo
è molto interessante viaggiare
ed alla fine di ogni tappa
uno stimolo nuovo mi impone
di andare avanti.

Così percorro sentieri tortuosi
lastricati di noia ed emozioni
ed attraverso giorni e stagioni
con passi felpati e decisi
fino a quando, come è normale
taglierò il Traguardo Finale.

In quel momento
mi auguro ancora lontano,
vorrei, a mente serena,
esclamare: “Ne è valsa la pena!”


 

 

GIRARE MONTECARLO

Camminando per ogni antica via
cercando di afferrarne la memoria
puoi udire, con un po’ di fantasia
il canto del vento della Storia.

Racconti di amori e di battaglie
di tempi in cui la vita era più dura
ed eran fitte di infide boscaglie
le alture circostanti e la pianura.

La giornata dell’artier, del contadino
dal suon delle campane era scandita
ed era di sollievo al pellegrino
il rintocco seral della Smarrita.

Ma essendo, questa, terra di confine
le guerre, purtroppo, eran frequenti
e pullulavani d’intorno le colline
di soldataglie armate fini ai denti;

come in quel giorno, per molti funesto
che il grande lucchese Ghibellino
l’acque calme del lago di Sesto
fece rosse col sangue fiorentino.

Testimonianza dei secoli cruenti
di guerre fratricide, di subbuglio
le mura massicce ed imponenti
e la severa mole del Cerruglio

che par dirci, con la sua esperienza
ormai molte volte centenaria:
“Nell’amore, nell’arte, nella scienza
l’uomo è una creatura straordinaria;

ma il suo predominio sulla Terra
situazione sarà effimera e vana
se non rinuncia all’uso della guerra
supremo esempio di follia umana”.

 

IL GIORNO, LA VITA

Il velo della notte dilaniato
l’impulso della vita, ed è mattino
al suono delle risa di un bambino;
poi, come in un film rallentato

il mezzogiorno forte ed assolato
che con l’amore gioca a nascondino
precipita verso il suo destino
di tramonto severo od imbronciato.

E’ la sera, l’ora dei misteri,
quando è dolce indugiar a ricordare
e nella mente si affollano, a frotte

infiniti, inquietanti pensieri
che forse serviranno ad esplorare
i tenebrosi abissi della notte.

AUTUNNO

Si rincorrono le nuvole in cielo
gioiose pecorelle imbizzarrite
si riveste la terra con un telo
di foglie già secche ed ingiallite.

Sull’estate è ormai sceso il velo
e non sbocciano più le margherite;
avanti che giunga il primo gelo
si raccoglie il frutto della vite.

Profuma di vin nuovo la cantina
gorgoglia il mosto nelle botti piene
s’accende il fuoco, quando viene sera.

Una rondine mi ha detto, stamattina:
“Amico, ti saluto, stammi bene
arrivederci a presto, in primavera!”

 

RIFLESSIONI
DI UNA MUCCA SULL’UOMO

Animale dal multiforme ingegno
vai sulla Luna, esplori l’Universo
indaghi del Creatore ogni disegno
del pianeta sei il re, molto perverso.

Tu, che avveleni il cielo e il mare
e intere specie condanni all’estinzione;
tu, che non rinunci ad ammazzare
magari in nome della religione;

tu, che della Terra hai il dominio
e giunto al culmine della tua potenza
hai inventato i campi di sterminio
ed anche sui bambini fai violenza;

tu, bieco stuprator della Natura
di cui violi i segreti con destrezza
spinto solo da cupidigia pura
e da ingorda brama di ricchezza

tu che calpesti, per il dio denaro,
ciò che dovrebbe esserti più caro
con quello che combina la tua razza
vieni a dire a me che sono pazza?!

 

La parità tra i sessi

Dopo secoli di sottomissione
col gran progredire della società
anche la donna ha preso cognizione
che può aspirare alla parità.

Una pacifica rivoluzione
ha compiuto la nostra dolce metà
però la sua emancipazione
ha messo l'uomo un po’ in difficoltà.

Per un rapporto di coppia migliore
bisogna adeguarsi, ma per Dio
che l'uomo alla donna è superiore

nessuno dalla testa me lo toglie:
perciò in casa mia comando io...
Si capisce, se non c’è mia moglie

AMBRA
(2000)

 

Il vento le scompiglia i capelli
mentre in giardino
tra il tiglio e il gelsomino
lei gioca con i gatti
che le fanno le fusa.

Poi, nella sua stanza
accudisce le sue bambole
parla con loro
e le ascolta
bambola di carne
tra bambole di plastica
cucciolo d’uomo
donna di domani.

 

ADOLESCENZA
(ad Ambra) 2004

 

Mutano
del corpo le forme
nella mente i pensieri,
naturale metamorfosi
che plasmerà il futuro,
nuovi fremiti
sensazioni ancora inconosciute
(sogni, paure, desideri)
sospese tra cartoni animati
e realtà.

Ed è passato remoto
il gioco tra bimbi di ieri
ed è conquista lontana
la maturità di domani
in questo presente
di insormontabili
piccole stupide
difficoltà.

AMORE E TRADIMENTO ALL’ OMBRA DEI CASTAGNI
(poesia segnalata al Boccabùgia 2004)

 

“Mi dici” ho domandato al Vento
“cosa sono i rumori che io sento?”
il Vento
“Sono voci che solo io conosco
di chi ha fatto all’amore nel bosco!

Adolescenti ancora ragazzini
oppur trepidanti fidanzatini
e amanti, o marito e moglie
felici su un letto di foglie

arsi dal fuoco della passione
che oscura anche il lume della ragione;
e dopo l’amore il giusto riposo
all’ombra di un castagno maestoso.”

“E dimmi” ho chiesto ancora al Vento
prevale la fedeltà o il tradimento?”
il Vento
“Fedeltà? Tradimento? Son parole
che ognuno intende come vuole.

Si sa che non si comanda al cuore
cieco e folle può essere l’amore
e quando l’uno all’altro piacer dona
il più bieco tradimento si perdona!

La Vita, è come una commedia,
che, a volte, degenera in tragedia,
ma il copione non è scritto né detto
ed ogni attore recita a soggetto.

Sono ignote le intenzioni del Regista
e quindi bisogna…navigare a vista
seguire solo ciò che indica il cuore:
fedeltà? tradimento? No, l’amore!

 

IL NUOVO MILLENNIO
Boccabùgia 2000

In prospettiva, il millennio nuovo
non credo porterà gran novità:
la gallina continuerà a far l’uovo
e da quello un pulcino nascerà:

Forse ci sarà la clonazione
ma lo strumento andrà regolamentato;
te l’immagini, clonare Buttiglione,
Mastella, la Bonino, Dini, Amato?

Ci sarà un aumento di trapianti
sull’uomo di parti di animale.
Questo tema, che è tra i più importanti
non trova d’accordo il buon maiale

il quale , a una TV, ha confidato:
“Umano , io son grande amico tuo,
ma l’uomo, per quanto ho appurato,
è già porco abbastanza di suo!”

Certo, comunque la tecnologia
ci darà modernissimi strumenti
per migliorar la vita, tua e mia.
Ma ad usarli bisogna stare attenti

o si finisce, senza remissione,
come finì l’apprendista stregone!



CONFIDENZE DI VECCHI SPOSI

 

NELLO
Teresina, mia diletta moglie,
oggi che ènno passe certe voglie
perché vecchi noi siamo doventati
ci possiamo anco dì ‘nnostri peccati.

Presempio ‘l nostro figlio più recente
da quell’altri mi sembra diferente;
lo rimiravo bene l’altro giorno
e mi chiedevo: “’Un sarà mìa un corno?”

TERESINA
De’ ssensi abbiam raggiunto ormai la pace
ti dìo la verità, se a te ti piace.
hai ragione, il babbo di Mariotto
‘un è ‘l babbo di nessun dell’altri otto!

NELLO
S’è fatto trenta e s’ha da fà trentuno,
tanto poi ‘un lo vado a dì a nessuno
ma ora fino ‘n fondo devi andà:
l’urtimo figlio, chi te l’ha fatto fa?

TERESINA
‘Un la starò a fa palloccolosa,
o Nello, ora t’informo d’unni’osa:
l’urtimo che è sortito dal mì bùo
il buon Mariotto, è proprio figlio tuo!


…..E DIO CREO’ LA DONNA
(Boccabùgia 1993)

Come ci dice la Sacra Scrittura,
Iddio, nostro Signore onnipotente,
perfetto, senza macchia né paura,
tutto il mondo creò così, dal niente.

Giunto al sesto giorno di lavoro,
con un poco di fango e con lo sputo
fece l’uomo, il suo capolavoro,
e poi rimirò il tutto, compiaciuto.

“Ragazzi, quanto bravo sono stato!
La Terra, gli animal, la razza umana,
i boschi, i mari, il cielo ho creato,
e questo in meno di una settimana!”

Ma dopo un po’, col suo perfetto udito,
sentì che dall’uomo era invocato:
“Ti ringrazio, Signore riverito,
per la vita che mi hai regalato

immerso nel Terrestre Pradiso
circondato da tante cose belle
dove la notte, alzando il viso,
vedo la Luna corteggiar le stelle.

Ma, soprattutto in certi momenti,
mi prende forte la malinconia.
Vorrei, i miei buoni sentimenti,
dividere con qualche compagnia:

un essere col quale insieme stare
sia nella gioia che nel dolore
scaldandoci allo stesso focolare
uniti dal cemento dell’amore”.

Il Padreterno, nella sua bontà,
ritenne tal richiesta assai fondata,
dell’uomo assecondò la volontà…
e così anche la donna fu creata.

Ora l’uomo, nell’ immenso universo,
vive molto più tranquillo e più sereno,
molto più soddisfatto ed estroverso…
anche se con una costola in meno!

ERA UN GIORNO DI SOLE
(1° premio Boccabùgia 1987)

Era un giorno di sole , di quello estivo,
ed a Vergemoli, all’ombra di un castagno,
mi chiedevo: “E adesso cosa scrivo?”
Quando forse per l’afa, o il ristagno
dell’aria, ché non c’era un fil di vento
piano piano, lentamente, mi addormento.

E mi si para davanti un tipo strano:
erano strani (o antichi?) i suoi indumenti;
lo sguardo furbo di chi vede lontano
nella sua bocca molto radi i denti.
“Ti chiedi chi sta dentro a questi panni?”
Il Boccabùgia io son, Jacopo Vanni.

Anche se oramai son trapassatto
ed in ben altro luogo è mia dimora
a questi monti son molto legato
e, quando posso, ci ritorno ancora
per vedere come e quanto qui è mutato
rispetto all’ altre parti del Creato.

In ogni dove tutto è assai cambiato
e dove eran la miseria e l’indigenza
il benessere da tempo ormai è arrivato;
ma quale il prezzo pagato all’opulenza?
Solo qui, e in pochi posti ancora
certi valori si conservano tuttora.

E sono poche le persone che conosco
che sanno ancora che cos’è Poesia:
camminare zitti zitti in mezzo a un bosco
riconoscerne i suoni, la magìa,
lo stormir delle foglie, un cinguettìo,
delle acque di un ruscello il mormorìò”.

“Mi dici” gli chiesi, incuriosito,
“or che ad altra vita sei passato
come t’è andata, dove sei finito
dopo che il Signor t’ha giudicato?”
Lui mi guardò col suo rado sorriso:
“I poeti, vanno tutti in Paradiso!”

__________Torna al Vernacolo__________